ELISABETH ELEANOR SIDDAL

A cura di Vanessa Guazzi

parliamo oggi del volto più noto della pittura vittoriana: Elizabeth Eleanor Siddall.


Nata il 25 Luglio 1829 a Londra, terza di otto figli, in una famiglia umile, il padre è un commerciante di coltelli, che millanta nobili discendenze, la madre è di sangue gallese.
Elizabeth non frequenta la scuola, ma impara a leggere e scrivere, probabilmente grazie agli insegnamenti dei genitori. Fin da adolescente, si appassiona alla poesia, dopo aver letto i versi del poeta Tennyson su un ritaglio di giornale usato per confezionare un panetto di burro. Da quel momento, inizia a scrivere versi, mentre, per mantenersi, lavora come modista in una bottega di Cranbourne Alley, assieme alle sorelle più piccole.
Intorno ai vent’anni avviene una svolta nella sua vita.
Ci sono due versioni di questa storia: la prima vede Lizzie (come la chiamano tutti) intenta a lavorare in bottega ed essere notata dal giovane pittore Walter Howell Deverell che, colpito dal suo viso e dai suoi lunghissimi capelli rossi, la sceglie come modella per il volto di Viola ne La dodicesima notte. La seconda ipotesi, forse più verosimile, vuole che Lizzie venga presentata come sarta alla famiglia Deverell; il padre, preside della Government School of Design, avrebbe in seguito visto alcuni suoi disegni e presentato la giovane al figlio pittore. La ragazza non era solo splendida, ma aveva anche intelligenza e personalità da vendere.

Deverell la presenta al circolo dei Preraffaelliti, allontanandola da una famiglia che non la supporta in un futuro artistico e Lizzie inizia così a farsi notare dai pittori dell’epoca e diventa, in breve, l’icona della confraternita.
La sua bellezza non incarna il tipico ideale estetico vittoriano, ma è perfetta per il canone preraffaellita: delicata, fragile e melanconica, dai lunghi ricci ramati e carnagione d’alabastro.
Non era facile a quell’epoca fare la modella, equivaleva a essere etichettata come una poco di buono e, per questo, ebbe molti contrasti con la sua famiglia.
Inizia posando per Deverell, poi per William Holman Hunt e per John Everett Millais, che la vuole modella per il celebre dipinto “Ofelia”, del 1852.

Per riprodurre fedelmente Ofelia annegata, il pittore chiede ad Elizabeth di posare, vestita, immersa in una vasca da bagno riscaldata. La sua resistenza è notevole, anche quando si rompe una delle lampade che servono a riscaldare l’acqua: Millais, concentrato, non se ne accorge ed Elizabeth sviene dal freddo. Riportata in fin di vita a casa del padre, quest’ultimo ritiene responsabile della situazione Millais e cerca di fargli sborsare un adeguato indennizzo. Ma nulla potrà restituire la salute a Lizzie, che da quel giorno, è irrimedibilmente compromessa.

Sempre nel 1852, incontra il pittore Dante Gabriel Rossetti, che diviene suo amante e maestro. Rossetti, infatti, le insegna i rudimenti della pittura, facendo sbocciare il suo talento. Non passa molto tempo che Ruskin, autorevole critico e sostenitore della confraternita, afferma che l’allieva è riuscita a superare il maestro nella composizione, originalità e intensità dei suoi lavori. Ruskin diventa anche il suo mecenate, acquistando tutto ciò che Elizabeth disegna o dipinge e sostiene economicamente la coppia, convincendo Rossetti ad accettare il denaro necessario le cure di Lizzie. Nel 1857 Elizabeth Siddal espone per la prima volta al salone preraffaellita: disegni ed un autoritratto ad olio.

      

Lizzie Scrive anche poesie. Versi raffinatissimi e tristissimi. Sì, perché intanto lui, Rossetti, benché ogni settimana lo prometta, non la sposa. Quella tra Rossetti e la sua musa è una delle storie d’amore più sofferte e ferite di cui si abbia notizia. Una battaglia di cuori e anime, avvinte dall’amore, ma risospinte dalle reticenze del poeta-pittore, che se da un lato idealizza quella ragazza come la Beatrice dantesca da lui tanto trasognata, dall’altro lato non le è fedele, la abbandona, e non di rado la umilia, intrecciando relazioni con altre modelle. Sono momenti duri per Elizabeth, soprattutto quando a questi continui tradimenti si aggiunge la perdita del padre (1859). Lizzie cade in una profonda depressione e non può più fare a meno del laudano, sedativo derivato dell’oppio. La sua salute cagionevole potrebbe, quindi, essere stata aggravata anche dall’uso eccessivo che ne faceva.  Un anno dopo, va in overdose per la prima volta. A questo punto Dante, nonostante il parere contrario della famiglia, decide, dopo dieci anni dal loro primo incontro, di sposarla, nel maggio del 1860.
Un anno dopo Lizzie è incinta, ma purtroppo partorisce una bimba prematura, nata morta. Un mese dopo, invece, Jane Morris partorisce una bambina: Jane è la moglie di William Morris, altro importante pittore della confraternita, ma è anche modella e amante di Rossetti sia prima che dopo il matrimonio con Elizabeth.
A questo ennesimo dolore Lizzie non può resistere e, la notte dell’11 febbraio 1862, sola in casa, scrive un biglietto e si uccide bevendo un’elevata dose di laudano. Ha 32 anni.
Rossetti la trova priva di conoscenza, chiama l’amico di una vita Madox Brown, il quale distrugge il biglietto di Lizzie, un suicidio sarebbe stato uno scandalo e non avrebbe permesso una sepoltura cristiana. Dante, disperato, decide di seppellire insieme ad Elizabeth l’unico manoscritto delle poesie da lei scritte.
Sette anni più tardi, gravato dalla povertà e dai debiti, Rossetti, piegato da alcool e droga e convinto di diventare cieco, è ossessionato dal desiderio di pubblicare le proprie poesie accompagnate da quelle della moglie.

 

Così, una notte del 1869, nel cimitero di Highgate, Rossetti e il suo agente letterario aprono la tomba di Elizabeth: i presenti all’apertura del sepolcro raccontarono che il corpo della donna e il suo viso erano rimasti intatti e che i suoi splendidi capelli rossi erano cresciuti sino a riempire completamente la bara. Questo fatto alimenta la leggenda che Lizzie fosse in realtà un vampiro e si aggiri ancor’oggi tra le tombe del cimitero di Highgate.

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