FRIDA KAHLO

A cura di Alessandra Giammanco

Oggi vi porterò in Messico per raccontarvi di un’icona del femminismo, del coraggio e della bellezza: Frida Kahlo.
Frida Kahlo, all’anagrafe Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, nacque il 6 luglio 1907 a Coyoacán – una delegazione di Città del Messico – da un fotografo tedesco, ebreo di origine ungherese poi emigrato in Messico, e una benestante messicana di origini spagnole; a Frida però piaceva sostenere di essere nata nel 1910, sentendosi figlia della rivoluzione messicana. Una volta adulta, cambiò il nome originario Frieda – nome tedesco che discende dalla parola “Fried” cioè “pace” – in Frida per protesta contro la politica nazista della Germania di Hitler.

 

Affetta da spina bifida sin dalla nascita, che a lungo fu scambiata per poliomielite, già da adolescente Frida dimostrò di avere una personalità sorprendente. Aspirando a diventare medico, si iscrisse alla Escuela Nacional dove conobbe i Cachuchas, un gruppo di studenti sostenitori del socialismo nazionale, e iniziò così a dipingere per svago i ritratti dei suoi compagni. Il 17 settembre 1925 un evento terribile sconvolse la vita di Frida, allora diciottenne: all’uscita da scuola salì su un autobus con il fidanzato Alejandro Gómez Arias, ma il mezzo si scontrò con un tram e finì schiacciato contro un muro. La colonna vertebrale le si spezzò in tre punti; il collo del femore e le costole si frantumarono; la gamba sinistra riportò ben undici fratture; il piede destro rimase slogato e schiacciato; la spalla sinistra restò lussata e l’osso pelvico si spezzò in tre punti. Come se non bastasse, un palo le trapassò il fianco e le uscì dalla vagina, lacerandola. Nel corso della sua vita dovette subire ben 32 operazioni chirurgiche e fu costretta per anni a restare a letto, col busto ingessato: una vera sofferenza per qualsiasi essere umano ma ancor più per una giovane donna dal forte temperamento. La madre allora trasformò il letto di Frida in un baldacchino e vi fece montare sopra uno specchio, affinché la figlia potesse almeno guardarsi; il padre le regalò dei colori che teneva conservati in una scatola e così la ragazza iniziò a dipingere i suoi celeberrimi autoritratti.

Per motivi economici, un giorno decise di sottoporre i suoi dipinti a Diego Rivera, illustre pittore e muralista dell’epoca, per ricevere una sua critica e si presentò sotto casa sua, urlandogli dal balcone di scendere: Diego rimase impressionato dallo stile moderno di Frida, tanto che la inserì nella scena politica e culturale messicana. La Khalo divenne un’attivista del Partito Comunista Messicano, partecipò a numerose manifestazioni e nel frattempo sposò Rivera (lui era al terzo matrimonio), pur conoscendo bene le storie riguardo la sua infedeltà. Le prime sofferenze sentimentali non tardarono ad arrivare, Diego tradì tante volte la moglie ma anche Frida  ebbe numerosi rapporti extraconiugali: tra i suoi e le sue amanti annoveriamo il rivoluzionario russo Trotskij, il poeta francese Breton, la fotografa Tina Modotti. Negli anni, “l’elefante e la colomba” (così li soprannominò la madre di Frida) viaggiarono molto e Frida ebbe tre gravidanze che purtroppo, a causa del suo fisico, si conclusero tutte in un aborto; ciliegina sulla torta, nel 1939 i coniugi divorziarono a causa del tradimento di Diego con Cristina, la sorella di Frida, salvo poi risposarsi un anno dopo: malgrado tutto il loro amore era rimasto immutato.

Nel 1936 in Spagna scoppiò la guerra civile e la pittrice si impegnò attivamente nella lotta per la difesa della Repubblica Spagnola, organizzando riunioni e raccogliendo viveri di prima necessità, vestiti e medicine da inviare al fronte. Negli anni Quaranta la fama di Frida è talmente grande che le sue opere vennero richieste per quasi tutte le mostre allestite in Messico; venne poi chiamata ad insegnare alla nuova scuola d’arte ma, per ragioni di salute, fu presto costretta a tenere le lezioni in casa sua. I suoi metodi non erano convenzionali: «Muchacos, chiusi qui dentro, a scuola, non possiamo fare niente. Andiamo fuori, in strada, dipingiamo la vita della strada». I suoi alunni dicevano: «l’unico aiuto che ci dava era quello di stimolarci; non diceva niente sul modo in cui dovevamo dipingere o sullo stile […]. Ci insegnò soprattutto l’amore per la gente, ci fece amare l’arte popolare». Nel 1953 Frida partecipò alla sua prima mostra personale sdraiata su un letto, dato che i medici le proibirono di alzarsi. Diego ebbe l’idea di trasportare il grande letto a baldacchino fin nel centro di Città del Messico; stordita dai farmaci, Frida partecipò alla festa rimanendo a letto, bevendo e cantando con la folla. Nell’agosto dello stesso anno, i medici decisero di amputarle la gamba destra, in cancrena, fino al ginocchio. Frida morì di embolia polmonare a 47 anni nel 1954. Fu cremata e le sue ceneri sono conservate nella sua Casa Azul, dove nacque e poi visse con Diego, oggi sede del Museo Frida Kahlo. Le ultime parole che scrisse nel diario furono: “Spero che la fine sia gioiosa e spero di non tornare mai più.”

E adesso passiamo al beauty!
In Europa e negli USA, durante gli anni ’40 e ’50, il modo di vestirsi e truccarsi era stato decisamente influenzato dalla Seconda Guerra Mondiale: le donne indossavano abiti maschili e dai richiami militari oppure, soprattutto sulle riviste, ritroviamo provocanti pin-up. Il makeup si limitava all’utilizzo della matita nera e del rossetto rosso, le sopracciglia venivano lasciate folte e naturali; si usava poi giusto un pizzico di glicerina per donare lucentezza alle labbra. La nostra Frida, viaggiatrice e donna di mondo, riesce a creare un look personalizzato, insolito ma autentico, prendendo in prestito vari elementi dalle diverse mode e culture: Frida si configura come una vera e propria fonte di ispirazione ancora oggi.

 

Sono gli autoritratti a fornirci l’immagine più veritiera e intima di Frida, che disse: “Dipingo me stessa perché trascorro molto tempo da sola e perché sono il soggetto che conosco meglio”; dipinse persino i busti ortopedici che doveva indossare. Il suo aspetto fisico non rispecchiava di certo i classici canoni estetici, eppure riuscì a fare della sua diversità un punto di forza. Portava le sopracciglia folte, che facevano da cornice allo sguardo magnetico, fiero e combattivo; il rossetto rosso, con il quale imprimeva i suoi baci sulle lettere per Diego , esaltava le labbra turgide. Frida amava accentuare nei suoi quadri la peluria intorno alle labbra: quante di noi, invece, cercano di nasconderla o eliminarla? A riguardo, afferma: “Ah, sì, i miei eterni “baffi”! A questo proposito, devo confessarlo: è una storia con Diego. Una volta mi sono azzardata a depilarli, ed è andato su tutte le furie. A Diego piacciono i miei baffi, segno di distinzione, nell’Ottocento, delle donne della borghesia messicana che in al modo stentavano le loro origini spagnole. Credo che l’individuo sia molteplice: un uomo porta il segno della femminilità; una donna porta l’elemento uomo.” Frida pretese, del resto, di posare in una foto ricordo con abiti maschili (“mi vestivo da maschio, con capelli cortissimi, pantaloni, stivali e giacca di pelle”), libera dagli stereotipi e vivendo liberamente la propria sessualità, diritto che spettava per tradizione agli uomini.

Anziché farsi spedire dall’Europa delle vesti già confezionate, Frida sceglieva tessuti provenienti dalla Cina, pizzi europei e coloratissimi filati messicani che venivano poi assemblati per dar vita a spettacolari e appariscenti abiti. La pittrice si incaricò promotrice della tradizione tessile messicana nel mondo, facendo degli abiti popolari un suo tratto distintivo: famosissimi sono gli autoritratti dove si raffigura con il velo tehuana (tipico abbigliamento dell’etnia zapoteca dell’istmo di Tehuantepec, società matriarcale), uno huipil (blusa) e una lunga gonna bordata di bianco, tutto coloratissimo con motivi floreali e impreziositi dai gioielli indossati tipicamente dalle donne di questa regione; Diego era solito regalare alla sua amata meravigliosi bijoux che ella indossava con maestosità, dagli orecchini e anelli di giada ed onice precolombiani alle perle in plastica. Nel periodo in cui la pittrice si trovò costretta a letto a causa dei suoi problemi di salute, questi abiti divennero un mezzo per farla apparire più affascinante e sensuale agli occhi di chi la osservava.
Ancora, spesso nelle sue opere ritroviamo motivi che rimandano alla natura: Frida infatti si dedicava al giardinaggio e le piante che curò per tutta la vita sono ancora visibili nel giardino della sua Casa Azul. La botanica gioca un ruolo psicologico nelle sue tele: “Dipingo i fiori perché non muoiano”, disse riferendosi probabilmente anche ai tanti momenti di sofferenza che attraversò. È ammirevole come questa donna sia riuscita a trasformare in arte la rappresentazione di un corpo traumatizzato e ferito: i suoi quadri più celebri hanno come soggetti eventi drammatici quali l’aborto, la nutrizione forzata, il corpo afflitto da cicatrici, busti, lacrime, chiodi.
Piccola curiosità: lo smalto preferito di Frida era un bel rosso di Revlon (non bio, ahimè ) il cui nome era “Orchids To You”: ancora una volta i fiori fanno capolino nella sua quotidianità.

 

Ma adesso parliamo dei capelli! Frida amava acconciare i propri imitando le acconciature delle donne Tehuantepec: intrecciava la sua lunga chioma nera e lucidissima, appuntava le trecce sul capo e poi ornava il tutto con turbanti, fiori e nastri.
Neanche a dirlo, molti dei segreti di bellezza per avere dei capelli ed una pelle invidiabili provengono proprio dal Messico:
– l’avocado, dalle proprietà nutrienti;
– il cacao, profumato ed idratante;
-lo zucchero di canna, idratante e perfetto come scrub;
– il peperoncino, il cui oleolito è un valido rimedio per stimolare la crescita dei capelli;
– la polvere di Tépezcohuite, ricca di antiossidanti, dalle proprietà cicatrizzanti, astringenti e rivitalizzanti per la pelle.

Vorrei concludere citando due perle di questa grande donna:
«Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci deve essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io. Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me. Spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te».

 

“Poi ho capito/ricordando ciò che non avevo mai saputo:/che per i grandi cuori/che muoiono nel corpo/ma che continuano a battere nel respiro della notte,/non ci sono canoni o bellezze regolari,/armonie esteriori,/ma tuoni e temporali devastanti/che portano ad illuminare un fiore,/nascosto,/di struggente bellezza.”

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