COCO CHANEL

A cura di Paola Hiluku

La moda passa, lo stile resta.
Diamo il benvenuto a COCO CHANEL nel nostro salottino di bellezza.

Gabrielle Bonheur Chanel nasce il 19 agosto 1883 in un povero paesino della Francia meridionale, da padre venditore ambulante e madre casalinga.
In seguito alla morte della madre la famiglia si trasferisce a Issure, successivamente il padre decide di lasciare i figli dalla nonna a Vichy, ma lei, non essendo in grado di occuparsene manda i maschi a lavorare in un’azienda agricola e le femmine in un orfanotrofio, e questo periodo con le monache influenzerà molto lo stile di Coco.
Una volta diventata maggiorenne esce dal monastero e inizia a lavorare alla Maison Grampayre, un negozio di biancheria e maglieria in cui mette a punto e perfeziona le nozioni di cucito appese in adolescenza.
Nel frattempo lavora anche come cantante in un caffè, si dice che il soprannome di Gabrielle derivi da una canzone in cui lei si esibisce durante le sue serate.
All’età di 21 anni incontra il suo primo grande amore, Etienne de Balsan, che invita Gabrielle a trasferirsi nel suo castello ed è il primo a finanziare la giovane stilista. I due saranno amanti per sei anni.
Si trasferisce così a Royallieu, qui abita anche l’altra amante di Etienne ma poco dopo se ne andrà, perché innamorata di un fantino.
Gabrielle continua la sua vita influenzata dalla passione del suo compagno: i cavalli e le corse.

Impara presto a cavalcare i puro sangue e nel frattempo riesce a realizzare le sue prime creazioni: dei semplici cappelli in paglia, decorati con fiori di stoffa o piume, che andavano in contrasto con le esorbitanti acconciature e cappelli in voga in quegli anni, copricapi sostenuti da strutture chiamate Pompadour.
Attraverso le amicizie di Etienne inizia a crearsi il suo piccolo giro di clienti.
A Royallieu incontra quello che viene definito il suo grande amore, Boy Capel, un industriale che esporta carbone.
A differenza di Etienne, Boy decide di investire seriamente nella passione di Coco, finanziando la sua prima boutique, la 31 rue Cambon.
I due non si sposeranno mai, per via del divario sociale che li separa, anzi Boy le annuncia che avrebbe sposato un’altra donna e lei si butta nel lavoro.
La sua boutique cresce, oltre ai suoi cappellini inizia a vendere anche alcuni abiti e maglioni.
« Non era una sarta, ma una creatrice di moda: ”Per prima cosa io non disegno” ripeteva: ”non ho mai disegnato un vestito. Adopero la mia matita solo per tingermi gli occhi e scrivere lettere. Scolpisco il modello, più che disegnarlo. Prendo la stoffa e taglio. Poi la appiccico con gli spilli su un manichino e, se va, qualcuno la cuce. Se non va la scucio e poi la ritaglio. Se non va ancora la butto via e ricomincio da capo… In tutta sincerità non so nemmeno cucire. »

FRANCE – CIRCA 1936: Coco Chanel, French couturier. Paris, 1936 LIP-28371. (Photo by Lipnitzki/Roger Viollet/Getty Images)(Sofia Gnoli, Un secolo di moda italiana, 1900-2000, 2005, p.35)

Viene venduto il suo primo abito, in velluto nero, con il colletto bianco.
La sorella di Coco viene a mancare ma non le è stata data la possibilità di prendersi cura del nipote, poiché all’epoca ad una donna non sposata non poteva avere bambini in affidamento.
Nel 1913 Capel apre un nuovo negozio nella località marittima Deauville, un luogo molto lussuoso, e a Chanel viene commissionato di reinterpretare lo stile dei marinai, con abiti semplici e pratici.
Karen Karbo, sostiene che Chanel «non attinse il suo stile dalle classi più povere, ma dal genere umano»
Nel 1914 scoppia la Grande Guerra e l’attività di Gabrielle decolla, tutte le donne dell’alta società si trasferiscono sul mare ed acquistano i suoi semplici e leggeri abiti per trascorrere le loro giornate all’aria aperta.
Una volta che le gli stati hanno preso le loro posizioni in merito alla guerra le famiglie si trasferiscono nella capitale, e Gabrielle vede la sua attività lentamente appassire.

Ma Boy, per via del suo lavoro, riesce a ricevere informazioni segrete ed invita Gabrielle a non chiudere ancora, le dice di aspettare.
Durante la guerra la capitale viene presto raggiunta dai nemici, gli uomini si arruolato in guerra e le donne si ritrasferiscono a Deauville, per assistere i feriti. Il negozio di Gabrielle era l’unico restato aperto ed suoi abiti, pratici e leggeri, erano perfetti per lo scopo.
« Finiva un mondo, un altro stava per nascere. Io stavo là; si presentò un’opportunità, la presi. Avevo l’età di quel secolo nuovo che si rivolse dunque a me per l’espressione del suo guardaroba. Occorreva semplicità, comodità, nitidezza: gli offrii tutto questo, a sua insaputa. »
(Coco Chanel, Un secolo di moda italiana, 1900-2000, 2005, p.34)
Nel 1915 Chanel decide di aprire anche sulla costa neutrale atlantica, a Biarritz, al confine con la Spagna con cui inizia un commercio.
Nel 1917, in uno dei 5 saloni aperti da Gabrielle, 60 sarte lavoravano per la clientela spagnola.
È stata la prima ad introdurre il Jersey per confezionare abiti femminili, poiché prima di allora questo materiale era destinato all’intimo.
Per la fine del 1917, grazie anche all’aiuto di Boy, i suoi negozi contavano cinque laboratori e trecento dipendenti.

Attraverso la pianista polacca Misa Sert, Coco viene introdotta nel circolo degli artisti. La due si conobbero al termine di una serata, quando Chanel indossava uno dei suo capotti e Misa ne rimase affascinata, per cui lo ricevette in regalo.
Nel 1918 Chanel restituisce a Boy tutto il denaro che le aveva prestato, lui si fidanza e si sposa nel frattempo, con una donna dell’alta società, la loro frequentazione però non cessa.
Poco dopo lui perde la vita in un incidente e Coco, affranta dal dolore, si butta più che mai a capofitto nel lavoro.
L’anno successivo perde anche l’altra sorella, per via di un’epidemia con cui è entrata in contatto durante il viaggio di nozze, le rimangono i due fratelli che non ha mai riconosciuto legalmente, nonostante inviasse a loro regolarmente denaro.
Per via della guerra in quel periodo, fu costretta a chiudere le sue attività.
Nel 1920, dopo un piccolo incidente in cui Chanel si è bruciata i capelli, porta un taglio corto, ed ogni donna alla moda segue il suo esempio portando un taglio maschile, mentre nel 1925 si appassiona al tweed scozzese dopo l’incontro con duca di Westminster, Hugh Richard Arthur Grosvenor, noto come Bendor. Chanel insomma, dettava tendenza ormai.

Il 1926 per lei fu l’anno del debutto del tubino nero, la petite robe noire, che la rivista statunitense Vogue dell’epoca elogiò, paragonandolo a un’automobile.
L’ascesa di Chanel è senza freni, apre sempre nuovi negozi, arrivando anche a Londra con i suoi abiti belli e comodi.
Uno dei suoi più grandi successi è stato il suo profumo, Chanel n°5, un profumo di sintesi totalmente innovativo e diverso dai profumi naturali che andavano in voga ai tempi, realizzato dal profumiere Ernest Beaux, un profumo che “odora di donna, perché una donna deve odorare di donna e non di rosa”.
Nel 1924 Chanel entra in società con i fratelli Paul e Pierre Wertheimer, che acquisiscono i diritti sui prodotti per la bellezza firmati Chanel. Dopo l’enorme successo del profumo (indossato anche da Marilyn Monroe) Chanel rivende tutti i suoi diritti sul profumo ma la sua percentuale non è mai cambiata.
Coco è ormai imponente sul mercato, lancia una nuova moda, che si sviluppa insieme alle donne di inizio ‘900, una donna dinamica, che lavorava e che non poteva più essere schiava dell’abbigliamento costrittivo della Belle Époque, perché la vera eleganza non può prescindere la libertà nel movimento.
A partire dal 1913 fino ad arrivare al 1930 Chanel porta la lunghezza delle gonne sotto il ginocchio e abbassa il punto vita, promuove l’utilizzo del jersey e dello stile alla marinara, e per finire introduce l’utilizzo dei pantaloni femminili.

La nuova donna del XX secolo è una sua creatura, per paradosso rivisitando abiti maschili, dai quali prende l’elemento di comodità ma rendendo più femminili nei dettagli.
Negli anni ’30, segnati dalla grande depressione, Chanel si butta nella realizzazione dei gioielli di lusso.
Conosce e frequenta Paul Iribe, ma poco dopo questo viene a mancare sotto ai suoi occhi e lei, per combattere l’insonnia, inizia ad usare ed abusare della morfina.
Nel passato, oltre a stilista è stata anche una grande costumista per il teatro, molto apprezzata anche in questo ruolo.
Con l’arrivo della seconda guerra mondiale chiude i suoi atelier, perché non era il periodo giusto per vendere, ed esprime il suo disprezzo per gli ebrei, ritenendoli pericolosi in Europa per via del governo bolscevico dell’unione Sovietica.
Nel ’39 fugge da Parigi bombardata e vi fa ritorno poco dopo. Nel ’41 scrive al governo d’occupazione nazista per farsi restituire interamente la Chanel parfums, gestita da ebrei.
Sempre in quel periodo inizia relazioni con alti personaggi del controspionaggio e delle SS, mette in atto un piano per una trattativa di armistizio con gli inglesi, una volta in Spagna, dove il piano avrebbe dovuto svolgersi, viene tradita ed in seguito “esiliata” in Svizzera, ma lei poi decide di trasferirsi a New York.
Durante questo periodo di assenza a Parigi nasce un nuovo marchio, un nuovo stilista, Christian Dior, che riprende i vecchi canoni di bellezza rendendoli stravaganti e particolari, cosa che a Chanel non è piaciuta molto. Decide di tornare e nel 1953 realizza un abito in taffetà da una tenda cremisi, cucito direttamente addosso al corpo della ragazza in occasione di un ballo.

Poco dopo, ormai settantenne, presenta una nuova linea, poco apprezzata a Parigi ma amata a New York, per questo motivo decide di tornarci.
Durante il suo ritorno lancia uno dei suoi grandi intramontabili, la borsa Chanel 2.55 (nome derivato dalla data di creazione).
Nel 1957 riceve il Neiman-Marcus Award, l’Oscar della moda.
Ma lei continua a ritenersi una semplice sarta. Poco dopo lancia anche la moda dei sandali bicolore, realizzati in collaborazione con André Massaro.
Muore all’età di 87 anni, il 10 gennaio del 1971, in una camera dell’hotel Ritz.
Non ho trovato particolari routines di bellezza, ma particolari sulla sua vita privata.
Coco quando ha conosciuto Boy è stata contagiata dal suo amore per la cultura, è diventata una grande lettrice ed appassionata e collezionatrice di paraventi in lacca cinesi, ed oggetti esoterici.
Quando lui muore è il 22 dicembre del 1919, va per passare il Natale con la moglie ma muore durante il tragitto. È stata una delle poche occasioni in cui Coco è stata vista piangere, si lega ai suoi libri e li tiene come reliquie, e continua un dialogo sentimentale con lui attraverso gli oggetti che gli sono appartenuti.

Cade di nuovo nella solitudine ed è in quel periodo che crea Chanel n°5, per sublimare il senso di solitudine e tristezza in un profumo eterno, ricordo di un amore interrotto, che lei avrebbe avuto con sé per tutta la vita.
Da quando Boy le regalò la Camelia japonica alba plena, questa diventa un simbolo ricorrente sia nelle creazioni che nell’abitazione, introdotto come accessorio negli abiti nel 1919 e riproposta ed introdotta nella maggior parte delle sue creazioni.
Io immagino Coco che guarda le sue creazioni, e concede un piccolo spazio di tenerezza al suo cuore accarezzando la Camelia e ricordando il suo grande amore, in silenzio, con delicatezza.
A proposito del numero 5, Chanel era veramente appassionata di numerologia, ed il 5 è il suo numero preferito, il 5 è stato il profumo scelto tra i campioni che avevano creato per la vendita, le creazioni venivano presentate il 5 febbraio o il 5 agosto ed il segno zodiacale di Chanel è il leone, il quinto segno dello zodiaco, che infatti è un altro dei suoi simboli ricorrenti presente sui bottoni e nei bijoux.

Sulla sua tomba ci sono 5 leoni a vegliare il suo sonno eterno.
Una donna che ha liberato le donne, molto spesso si pensa che la moda sia composta da soli abiti, quando in realtà è arte, certe volte bizzarra, altre incompresa,oppure come è stata per Coco è una rivoluzione composta da ago e filo, che ha insegnato alle donne che la semplicità è la più grande bellezza, che con poco si può creare lo stile e senza eccessi si può esaltare la vera bellezza ed essenza della donna.

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