HENNE’, CASSIA ED INDIGO

Come accennato nell’articolo introduttivo sulle erbe ayurvediche, alcune tra queste sono note per la loro capacità, da sole o insieme ad altre erbe, di tingere i capelli. Moltissime tra queste infatti, hanno un potere tintorio abbastanza blando, le chiamerei piuttosto “riflessanti”. Usate da sole il colore scarica in fretta perché non si legano al capello in maniera salda, ma usate in combinazione con l’erba tintoria per eccellenza, l’hennè, sono in grado di far virare il colore di quest’ultimo verso toni diversi. Con le erbe tintorie è possibile ottenere tutte le sfumature di rosso (passando dal rame al mogano più o meno intenso dalle note ciliegia piuttosto che prugna) e di castano, fino ad arrivare al bruno, con le dovute aggiunte.

Cominciamo col fare una premessa importante:

Negli ultimi tempi, si tende erroneamente a definire come “Hennè” qualunque erba o mix in grado di colorare i capelli. L’HENNE’ E’ UNO ED UNO SOLO: LA LAWSONIA INERMIS.

LAWSONIA

IMG-20160704-WA0021
Lawsonia Inermis

La lawsonia è una pianta che cresce nei climi caldi e secchi (parliamo generalmente dell’Africa e del medio oriente). Dalle foglie polverizzate e setacciate di questa pianta si ottiene ciò che noi adoperiamo per tingere i capelli, pelle, unghie e stoffe ormai da più di 5000 anni.

Come fa a colorare L’hennè?

Le foglie di Lawsonia contengono al loro interno una molecola colorante (rosso-arancione) che è visibile nella vena centrale delle foglie, chiamata “lawsone” (da Thomas Lawsone): questa molecola si lega alla cheratina. A seconda delle condizioni climatiche, del terreno in cui cresce la pianta, del periodo di  raccolto e dell’età della pianta,  la % di lawsone sarà variabile. Generalmente le foglie con una percentuale maggiore (intorno al 5%) vengono adoperate per colorare pelle e unghie: i famosi tatuaggi temporanei all’hennè (in India: mehndi/mehandi/mehindi/mehndi), quelle con percentuale inferiore sono trattate più grossolanamente e vengono utilizzate per colorare i capelli. Parliamo comunque della stessa pianta, infatti non è inusuale applicare hennè per tatuaggi sui capelli, che anzi, è di qualità migliore: l’hennè per tatuaggi infatti si presenta come una polvere molto fine e che colora più intensamente. Si applicherà più facilmente sui capelli, sarà più semplice da lavare via e tingerà molto e subito.

Il colore che darà l’hennè è uno ed uno solo, il rosso. Tuttavia il tono di questo rosso, risulta variabile a seconda della provenienza e dal terreno in cui è coltivata la pianta. In particolare gli hennè provenienti dall’Africa sono rossi caldi, ramati. Quelli provenienti dal medio Oriente e dall’India sono invece rossi freddi, ciliegia, mogano.
Come posso ottenere “questo colore” con l’hennè?
Non c’è scampo, la risposta sarà sempre e solo: DIPENDE.
E da cosa? Il  colore che ci darà può variare da un arancio carota a un mogano intenso o prugna. Ad influire sul colore, oltre alla provenienza della polvere (come scritto poco più su), è soprattutto la BASE DI PARTENZA, il colore dei vostri capelli. Non ci sono tabelle prestabilite come per le classiche tinte, non si può prevedere il risultato con sicurezza: il colore che verrà fuori dipenderà sempre dai vostri capelli. Se volete tingere con l’hennè dovete essere disposte a sperimentare, ed essere aperte a qualunque variazione del risultato previsto. Non abbiate comunque false aspettative: se avete i capelli scuri otterrete dei bellissimi riflessi, se siete bionde o comunque chiare, invece, otterrete certamente un colore più deciso.
Andrà via il rosso? No. L’hennè è permanente, in quanto si lega alla cheratina. Certamente con i lavaggi il colore tenderà a scaricare, soprattutto con l’ausilio di oli e burri, ma comunque il residuo del pigmento rimarrà legato al capello.
Fondamentale è il tempo di posa: più sarà lungo e più il colore sarà intenso. Si consiglia come minimo un tempo di posa di 2 ore, ma si può tenere per 4 ore, 6 ore, o per tutta la notte: infatti l’hennè continua a rilasciare colore per molto tempo (non tinge all’infinito, chiaramente). Inoltre, il colore definitivo lo vedrete solamente 3 giorni dopo l’hennata: in quel lasso di tempo l’hennè continuerà ad ossidare, e il colore tenderà a scurire.
Bisogna tenere presente che per ottenere un tono scuro e freddo partendo da una base chiara, si passerà prima per altre gradazioni di colore. Con le prime applicazioni infatti si otterrà un colore carota/rame, dopo tre-quattro applicazioni il colore inizierà a stratificare e raffreddarsi, andando quindi verso un fragola, ciliegia, mogano.
Questo ho avuto modo di constatarlo quando ho iniziato ad hennare, e di base avevo le punte (ahimè) decolorate.

13599789_1443939718965103_5566987520963647106_n
su base chiara con le prime applicazioni il colore vira sull’arancio
13592846_1443940932298315_6343722141285721614_n
per poi passare ad un rosso fuoco
13592587_1443939732298435_7926620007010657502_n
fino ad arrivare ad un ciliegia/mogano

A questo proposito rispondo ad un’altra domanda piuttosto frequente:

Posso fare l’hennè prima/dopo tinte chimiche?
In linea generale la risposta è sì, se l’hennè è puro. Farlo immediatamente prima o immediatamente dopo c’è il rischio che il colore (dell’hennè o della tinta) non prenda. Idem per la decolorazione, se invece non è puro (contiene sali metallici, pigmenti chimici come picramato, del quale parlerò più avanti…) è possibile riscontrare effetti indesiderati. Per essere sicure al 100% è bene fare prima una prova su una ciocca di capelli nascosta, ma assicuratevi che l’hennè sia PURO.
Spesso troverete hennè che nell’inci riporta: “lawsonia inermis (o lawsonia alba), sodium picramate”. Cos’è il picramato di sodio? E’ dannoso?
(Da Wikipedia) Il picramato è un colorante sintetico, è aggiunto nelle tinte e sopratutto NELL’HENNE’ per rendere il colore più intenso senza attendere che l’hennè ossidi e senza tempi di posa lunghissimi. Fa sì che l’hennè tinga tanto, intensamente e subito. Secondo uno studio tossicologico (Journal of the American College of Toxicology) il picramato non risulta tossico se la percentuale è dello 0,1%, al contrario si possono avere delle reazioni cutanee per lo 0,2%. Secondo un altro studio (J.Am. Coll. Toxicology) le tinture che contengono lo 0,1% di picramato di sodio non sono teratogene (provocano la malformazione del feto).
Il fusto del capello non viene danneggiato, non rovina i capelli, ma innesca questa serie di controindicazioni, senza dimenticare che è anche inquinante.

Come si prepara l’Hennè?

Come si preparano le erbe ayurvediche: ossia aggiungendo acqua calda fino a raggiungere una consistenza cremosa ed omogenea.

Ovunque si leggerà che per fare in modo che l’hennè rilasci per bene il colore è necessario farlo ossidare, possibilmente con una sostanza acida. Cosa significa questo?

Ossidare: vuol dire far reagire un composto o una sostanza con l’ossigeno (treccani). In che modo avviene questo? Preparando la polvere con acqua e facendola “riposare” per alcune ore.

timetemphenne-vi
La curva rossa indica la situazione di maggior rilascio

Il grafico mostra che l’ossidazione è  funzione del tempo e della temperatura. Più fa caldo, meno tempo ci vorrà affinchè l’hennè rilasci al meglio il suo colore.

Dal momento che l’hennè ama l’ambiente acido, generalmente se ne consiglia la preparazione con aggiunta di sostanze acide quali succo di limone, aceto o infusi che sono leggermente aciduli.

Ma l’ossidazione è davvero necessaria? Generalmente l’hennè si prepara con acqua calda (o infuso caldo). Già solo questo calore farà rilasciare colore. Erbe di qualità come quelle menzionate, rilasceranno comunque molto colore e subito. Quindi l’ossidazione ed i suoi tempi in moltissimi casi non sono affatto necessari.
Pare inoltre che l’ossidazione sia consigliata nel caso in cui si punti ad un rosso caldo (ramato). Mentre chi preferisce ottenere un tono freddo, dovrebbe applicare subito o, meglio ancora, dopo aver congelato e scongelato , anche ripetutamente il “pappone” di hennè: pare infatti che le molecole di lawsone, rompendosi a causa dello scongelamento, rilascerebbero più colore.

In ugual modo, l’aggiunta di una sostanza acida pare sia indicata per chi preferisce ottenere un tono ramato, mentre invece, chi preferisce ottenere un rosso freddo, potrebbe addirittura beneficiare dell’aggiunta di un po’ di bicarbonato (sembra infatti che l’hennè lavori bene anche in ambiente basico). Se optate per l’ossidazione mettete l’hennè in una ciotola, ricopritelo con della pellicola trasparente e lasciatelo riposare in un posto tiepido. Al posto della semplice acqua o del semplice infuso potete usare il gel di semi di lino, il gel di amido di mais, il gel d’aloe, il gel di methi: questi renderanno il composto più compatto, ed eviterà che l’hennè coli durante il tempo di posa, oltre a idratare ed a renderlo più spalmabile. Per rendere il composto ancora più cremoso, potete aggiungere dello zucchero, che vi aiuterà anche nel caso vi siano dei grumetti, provare per credere.

Riassumendo,

  • per un tono caldo: si consiglia l’ossidazione con sostanza acida;
  • per un tono freddo si consiglia di applicare subito, magari aggiungendo un pizzico di bicarbonato. Oppure congelare e scongelare l’hennè.

Ovviamente queste restano indicazioni. Ogni capello è diverso e può reagire diversamente alla preparazione, quindi la parola d’ordine è sperimentare. E’ probabile che sui vostri capelli otterrete un effetto contrario, l’unico modo per scoprirlo è provare.

Ricordate comunque di utilizzare sempre erbe pure e di qualità, diffidate dai marchi strani o sconosciuti.
Sempre per quanto riguarda la preparazione, generalmente sconsigliamo l’utilizzo di oli e burri nell’hennè, per evitare che queste sostanze grasse filmino il capello compromettendo il potere tintorio. Ma pur aggiungendole l’hennè tingerà comunque. Questi ultimi invece è certamente consigliabile  applicarli sulla fronte e sul collo prima di hennare, per evitare che la pelle rimanga macchiata.
Cosa importante da ricordare: usate sempre i GUANTI. Se vi macchiate le mani sarà difficile togliere il colore, ed usate asciugamani e vestiti vecchi.

L’hennè va applicato a capelli puliti, se umidi o asciutti è a vostra discrezione: a capelli umidi si applica in maniera più scorrevole ma potrebbe gocciolare; a capelli asciutti si applica bene comunque, e se la polvere è fine non avrete problemi di nessun tipo. Potete applicarlo con il pennello da tinta, con lo spargi-shampoo (se il buchino è troppo piccolo potete tagliare la punta del beccuccio per ingrandirlo, oppure con le mani: su youtube troverete tanti e diversi tutorial. Dopo averlo applicato, avvolgete la testa con della pellicola trasparente, o meglio ancora (se vogliamo essere ecologiche) con una busta o una cuffia, che potremo sciacquare e riusare per le successive hennate. Sopra la pellicola/busta/cuffia possiamo mettere un asciugamano caldo o un cappellino, in questo modo l’hennè sarà al caldo e rilascerà il colore.
Spesso sento dire: “io lo applico a capelli sporchi perchè l’hennè è lavante“. Beh, sì, ma non è proprio quello il principio. E’ consigliabile farlo a capelli puliti in modo da togliere lo sporco e il sebo che filmano il capello, per far sì che colori in maniera ottimale. Subito dopo lo shampoo oppure il giorno dopo aver lavato i capelli. Come al solito torno a ripetere che non è vietato applicarlo sui capelli sporchi, è possibile farlo ed ottenere comunque una buona colorazione.

Trascorso il tempo di posa, arriva la fase di risciacquo. Bisogna sciacquare tanto, a lungo ed accuratamente: è facile che rimangano residui, soprattutto con i ricci. Se non viene sciacquato bene potreste avvertire prurito, radici “pesanti” ed irritazione, meglio essere scrupolose e risciacquare un pochino di più per essere sicure, fin quando l’acqua non sarà più colorata e non troverete granelli passando la spazzola. Personalmente mi aiuto con la tangle teezer, mi permette di eliminarli tutti e subito. Dopo aver sciacquato l’hennè, non si dovrebbe applicare più nulla sui capelli, per fare in modo che il colore continui ad ossidare tranquillamente sui capelli. Tuttavia può capitare che si aggroviglino i capelli e quindi risulti difficile districarli: applicate una nocina di balsamo e districate piano piano, non succederà nulla. Idem per i prodotti di styling, per le ragazze lisce o mosse sarà più facile farne a meno, per le ricce sarebbe meglio usare un gel, o comunque evitare gli oli.

Dopo aver sciacquato per bene è buona abitudine fare il risciacquo acido in modo da chiudere le squame, lucidarli e fissare il colore.
L’odore dell’hennè non è dei migliori, soprattutto se preparato con l’aceto. Può risultare davvero sgradevole, e si può mitigare con delle aggiunte:
-oli essenziali (mi raccomando, parsimonia), che però, mio parere personale, fanno davvero poco sull’odore, se non peggiorarlo addirittura;
-cannella, parsimonia anche in questo caso, altrimenti potrebbe irritare il cuoio capelluto;

-polvere di chiodi di garofano, che inoltre scurisce il colore;

-vanillina (sì, quella per i dolci);

-risciacquo acido con infusi profumati al posto della semplice acqua.
Non mescolare il caffè con l’hennè: non influirà sul colore e inoltre potrebbe causare mal di testa, tutt’al più si può mettere un pizzico di caffè in polvere per intensificare il colore, ma c’è il rischio che irriti.
L’hennè potrebbe causare sensazione di secchezza, come risolvere? Potete aggiungere del miele, il gel di semi di lino, il gel di amido di mais, il methi… A mio parere il methi è il migliore: non comprometterà il colore e farà si che i capelli rimangano morbidi e idratati dopo l’hennata. L’alternativa sarebbe spruzzare lo spray alla glicerina dopo aver hennato, i capelli torneranno subito setosi.
Fino ad ora abbiamo parlato “solo” del potere tintorio dell’hennè, ma vediamo quali altre caratteristiche rende questa erbetta così speciale:

ispessisce il capello. Come abbiamo già visto, avvolge il capello e si lega alla cheratina, aumenta il diametro del fusto, e infatti non sono rari i casi in cui le ragazze hanno visto aumentare le dimensioni del girocoda con l’utilizzo dell’hennè. E questa caratteristica appartiene solo ed esclusivamente all’hennè;

fornisce resistenza a stress meccanici. Come abbiamo detto, avvolge il capello e lo protegge preservandolo da trazione, torsione a fattori esterni;

volumizza

dona lucentezza

disciplina

riduce il crespo

è sebonormalizzante

è antiforfora

CASSIA

cassia
Cassia Obovata

Quando si parla di “Hennè neutro”, ci si riferisce invece alla Cassia che è erroneamente definita “hennè” perché alcune sue proprietà la accomunano alla Lawsonia, ma non sono assolutamente la stessa cosa. Inoltre ricordo che la Cassia non schiarisce, al massimo riflessa di dorato capelli già chiari, soprattutto se preparata con camomilla e con l’ausilio di altre erbe che danno il colore giallo (come ad esempio la curcuma o lo zafferano) e miele . La cassia può colorare di giallino i capelli bianchi, ma il risultato non è duraturo, dopo qualche shampoo andrà tutto via. Il blandissimo potere tintorio dura di più se lasciata ossidare. Ma il cambiamento di colore, lo scurimento dei capelli biondi non è avvertito da tutte. In alcuni casi, generalmente usando Cassia non proprio di grande qualità e su capelli decolorati, l’impacco ha colorato i capelli di verdino. In ogni caso come sempre e per tutte le erbe, è sempre consigliabile fare una prova su una piccola ciocca nascosta.

Quelli che vengono chiamati “hennè biondi” sono mix di erbe che colorano di biondo (cassia, rabarbaro, camomilla, ecc.) capelli già biondi naturalmente e capelli bianchi. Alcuni mix possono contenere della lawsonia ed in questo caso il colore virerà, anche se minimamente, verso il rosso, ottenendo un biondo fragola. Una castana o una mora, non diventerà mai bionda con un mix biondo. RIPETO che sono erbe utilizzate da chi è biondo. Per passare da un bruno ad un biondo è necessario decolorare, e nessuna erba è in grado di decolorare i capelli. Per decolorarlo servono sostanze che tolgono melanina al capello, e le erbe non lo fanno: esse lavorano tono su tono.

La Cassia viene spesso usata nei mix con lawsonia per smorzarne il colore acceso e limitarne la stratificazione (vedi più giù), nei mix con indigo contribuisce ad ottenere il castano.

INDIGO

indigo
Indigofera Tinctoria

Quello che è chiamato “Hennè nero” invece è l’Indigofera Tinctoria, o più comunemente chiamata “indigo”. E’ chiamato hennè nero perché tinge i capelli di questo colore, ma non ha assolutamente le stesse caratteristiche della Lawsonia. Inoltre, da solo l’indigo  colorerà di celeste un capello bianco, perchè questa erbetta tinge di azzurro, infatti generalmente viene utilizzata per tingere i jeans. I capelli scuri, di solito vedono scaricare in fretta un indigo se non applicato insieme a della lawsonia che funga da mordente. Infatti la molecola dell’indigo, ovvero l’indigotina, è più grande rispetto al lawsone, per cui non riesce a legarsi al capello come accade con la lawsonia, ma per legarsi ha bisogno di quest’ultima. Per questo, senza una base di lawsonia,  l’indigo scaricherà più in fretta. Tuttavia per aiutarlo a fissarsi si può aggiungere del sale, e dato che l’indigo lavora in ambiente basico, anche del bicarbonato.

In pratica abbiamo già detto come si prepara: Mettere in una ciotola la verde e non proprio profumata polvere di indigo, aggiungere acqua calda o tiepida (mai bollente) e aggiungere sale e/o bicarbonato. L’indigo rilascia subito il colore, non lasciate ossidare, al massimo fatelo riposare per una decina di minuti. Dato che lavora in ambiente basico, non aggiungete sostane acide, quali aceto, limone, amla (ricordiamo che è ricca di acido ascorbico), ecc. Applicate la pappetta di indigo sui capelli puliti, munitevi di guanti se non volete avere  mani azzurre da fare invidia alla fata turchina. L’indigo non solo rilascia colore immediatamente, ma il potere tintorio si esaurisce subito: dopo due ore circa. Quindi tenerlo di più sarebbe inutile. Come dicevamo,  l’indigo scarica in fretta, quindi sarebbe opportuno non applicare prodotti dopo aver sciacquato, per non farlo scaricare. Tuttavia tende a seccare i capelli e renderli opachi, e una nocina di balsamo ci sarà certamente di aiuto. Il risciacquo acido finale farà sì che i capelli non risultino opachi, ma saranno belli scuri, lucidi e morbidi. Evitare impacchi con oli e burri: lo farà scaricare in un batter d’occhio.
Quando si è castane e brune e si hanno capelli bianchi da coprire, è consigliabile fare il “doppio passaggio” ossia, fare prima una passata di lawsonia che si fissi bene al capello e successivamente applicare solo indigo o meglio ancora un mix di indigo e lawsonia in modo da fissare meglio il colore. E’ anche possibile fare direttamente un mix delle due erbette, ma il risultato non sarà altrettanto efficace. Ma della copertura dei capelli bianchi ne parleremo in un altro articolo in cui approfondiremo.
Ribadisco che il solo indigo sui capelli bianchi li renderà azzurrini, e i capelli biondi, senza prima aver fatto una passata di lawsonia, verranno verdi. Dopotutto è facile intuirlo sapendo che l’indigo tinge di blu: bianco + blu= azzurrino, biondo (giallo) + blu = verde.
In caso di mix con lawsonia ed indigo, ricordate di non aggiungere acidi alla lawsonia, per non compromettere l’indigo.
Come al solito ponete attenzione alla purezza dell’erbetta, che non contenga sostanze chimiche, tipo paraphenylenediamine (o ppd), che non è proprio una passeggiata di salute.

Ricordo che non parliamo di tinte chimiche. Le tinte chimiche rivestono completamente il capello modificandone il colore, l’ambiente alcalino nel quale agiscono rovina il capello. L’hennè invece si lega alla cheratina, in questo seguirà le naturali sfumature dei vostri capelli, rendendo il risultato molto più naturale. Inoltre,  il colore finale è funzione del vostro colore di partenza. Se siete nere corvine non diventerete mai pel di carota.

L’hennè non rovina i capelli.

Parlando di erbe pure assolutamente no. Le erbe ayurvediche sono rinforzanti e curative.  Dopo un’hennata (parlo principalmente della lawsonia) vi ritroverete con capelli robusti e spessi, oltre che estremamente lucidi. Questo si verifica perché l’hennè riveste il capello e non ne distrugge pigmenti e costituenti come le tinte chimiche. A volte capita di sentire che l’hennè secca i capelli. Se preparato correttamente, magari con aggiunta di miele o meglio ancora di fieno greco ben idratato, l’hennè non secca affatto i capelli.

 L’hennè non  liscia i capelli.

Applicazioni di hennè costanti e ripetute fanno in modo che quest’ultimo “stratifichi” sul capello (sempre più hennè si lega alla cheratina, scurendo il colore ed appesantendo il capello) nel caso di capelli mossi, questo fenomeno può comportare un effetto lisciante del capello. Le ricce invece si ritrovano con capelli più definiti e meno crespi. Ma come tutto, questa regola non è generale.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *